Che cosa è la malattia del sonno?
La malattia del sonno, nota anche come tripanosomiasi africana, è un'infezione parassitaria trasmessa all'uomo attraverso la puntura di una mosca tse-tse infetta. Può colpire indistintamente gli esseri umani e determinati animali e rappresenta un importante problema sanitario, tanto da essere stata messa al terzo posto, per gravità, dopo l'AIDS e la diarrea grave. Colpisce il sistema nervoso centrale, causando una sindrome neurologica severa, letale se non trattata.
È diffusa soprattutto nelle aree più povere e rurali dell’Africa, dove la difficoltà di stabilire una diagnosi certa e l’assenza di un sistema di sorveglianza sanitaria efficiente, rendono difficile anche stimare con precisione la sua diffusione. Si ritiene che circa 65 milioni di persone siano esposte al rischio di contagio.
Sintomi
La malattia ha un decorso che si divide in due fasi:
- Fase emolinfatica: si presentano dolori articolari, febbre intermittente, ingrossamento dei linfonodi del collo e anemia, oltre ad alterazioni cardiache e renali; in questa fase è facile da curare ma ardua da diagnosticare, in quanto causa sintomi aspecifici, come febbre e debolezza.
- Fase neurologica: qui possono aggiungersi alterazione dell'umore, ansia, apatia, incapacità di alimentarsi da soli, letargia, sudorazione; in questa fase il parassita invade il sistema nervoso centrale e cominciano a manifestarsi sintomi neurologici o psichiatrici, come scarsa coordinazione motoria, disorientamento, convulsioni e disturbi del sonno. In questa fase, per una diagnosi accurata si necessita l’analisi di un campione di fluido cerebrospinale.
Cure
Ad oggi, la terapia combinata a base di nifurtimox-eflornitina è il trattamento standard raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e inserito nella lista dei farmaci essenziali. Purtroppo è una cura difficile da somministrare e può essere distribuita solo all’interno di strutture sanitarie e da personale esperto.
Si sta, quindi, valutando l’efficacia e la sicurezza di una cura da assumere per via orale, a base di flexinidazolo, tra i pazienti che si trovano nella seconda fase della malattia.Se la sperimentazione confermerà l’efficacia di questo metodo, la terapia orale a base di fexinidazolo, più efficace e più tollerabile, potrebbe essere la svolta verso l’eliminazione di questo disturbo.
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